Vieni a vedere il corpo

scritto da Elisabetta PG
Scritto Ieri • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Elisabetta PG

Testo: Vieni a vedere il corpo
di Elisabetta PG

Accadde la prima volta quando avevo nove anni, quando morì l'anziano custode del condominio in cui abitavo. Ricordo che gli adulti cominciarono un pellegrinaggio costante dalla strada all'ultimo piano in cui l'uomo abitava. Alcuni si spostavano in gruppo, altri giungevano da soli e raramente accompagnati da bambini. Mia nonna paterna, che abitava al primo piano del palazzo, seppe della notizia e da rituale, prese un pacco di caffè e zucchero da portare ai parenti del defunto. Ero a casa sua e mi disse che era necessario andare lì, andare lì dal morto. '' Devi venire anche tu. Devi venire a vedere il corpo morto. La morte è parte della vita e ti ci devi abituare''. Io capivo parzialmente le sue parole, finché non vidi il corpo morto nel letto. Dopo un primo momento di sgomento, cominciai a focalizzarmi sul viso, sulla pelle che era così tesa da sembrarmi finta. Tutto il corpo in realtà mi pareva finto. Come se in quel letto sotto quelle lenzuola ci fosse una sorta di marionetta immobile e senza fili. Mi stupì molto l'espressione del volto, quasi arresosi alla stanchezza della prova finale ritrovando una pace, che non era simile ad alcuna espressione dei presenti in quella camera. Le mani erano giunte in preghiera, i piedi appuntiti verso l'alto e lo specchio dell'armadio coperto, come voleva la tradizione: i defunti non possono specchiarsi per non restare incastrati nel riflesso della vita terrena. Poi i becchini. I colpi dei chiodi sulla bara. Gli ultimi saluti. Ultimi perché sarebbe tutto finito di lì a poco. 

Dovevo vedere il corpo. 
E da quel momento di corpi ne ho visti molti. Nonna non poteva saperlo fino in fondo, ma mi aveva iniziata ad un processo che in ogni fase della mia vita, si è ripetuta, nei modi più disparati. Lei mi  aveva condotta in una catarsi che non si è mai arrestata. Un rituale sciamanico che prevedeva il trapasso come una lezione da imparare, prendere e raccogliere anche il dolore altrui e capirlo. Guardarlo senza fronzoli, talvolta immerso nella spietatezza e nella crudeltà del distacco ultimo e  inesorabile. 
Dovevo vedere il corpo e da quel momento l'ho visto, li ho visti tutti. Persino il mio. Nel ciclo interminabile di morti e resurrezioni. 

Vieni a vedere il corpo testo di Elisabetta PG
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